martedì 12 febbraio 2008

Che io sappia i leoni non sparano (nemmeno agli agnelli)

L’utilizzo di titoli metaforici è tornato in voga (anche al cinema). Per chi ha una buona cultura o la possibilità di ricevere informazioni sui film in uscita, titoli come “Nella valle di Elah” o “Cassandra’s dream” non costituiscono particolari ostacoli alla comprensione. Ma per tutti gli altri? Ho ironizzato sull’argomento parlando dell’ultimo film di Robert Redford, il quale tratta l’argomento della guerra ma si intitola “Leoni per agnelli”. Gli agnelli (sacrificali) sarebbero i soldati mandati al macello dai generali. Ma uno che non lo sa, è capace di entrare al cinema convinto di assistere a un film sullo zoo di Berlino (o quasi)… Ecco il mio articolo pubblicato on line sulla rivista Omero: Che io sappia i leoni non sparano (nemmeno agli agnelli)


giovedì 7 febbraio 2008

La fama logora chi ce l'ha

La fama è un peso che schiaccia chi ha spalle troppo fragili per poterlo sostenere. In quest’epoca pesante di per sé, dove bisognerebbe aspirare alla leggerezza delle farfalle. Liberi di essere quel che siamo. Senza finzioni, senza menzogne, senza telecamere accese. Ma noi siamo da sempre attratti dal mito, come Icaro è attratto dal sole. A questo riguardo, ho scritto un articolo sulla rivista Omero. Argomento: il peso della fama e la distruzione del mito. Attraverso l’analisi di due film: La leggenda di Beowulf e L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford.

sabato 2 febbraio 2008

Un posto più grande, into the wild

Se state lavorando, smettete di lavorare. Se state studiando, smettete di studiare. Se state cucinando, smettete di cucinare. Qualsiasi cosa stiate facendo, lasciatela. Uscite fuori di casa. Correte fuori. Scavalcate i cancelli della vostra pigrizia. Abbattete i muri della routine quotidiana. E fiondatevi, come girasoli in cerca di raggi di luce, verso il primo cinema che proietti questo titolo: INTO THE WILD – NELLE TERRE SELVAGGE. Semplicemente maestoso.

“E’ un mistero per me
abbiamo un’avidità
che abbiamo accettato
pensi di dover volere
più di quello che ti serve
e che finché non l’avrai
non sarai libero.
Società
sei una razza folle
spero non ti sentirai sola senza di me
(…)
credo di dover trovare un posto più grande
perché quando hai più di quello che pensi
hai bisogno di più spazio”

(“Society” di Eddie Vedder, dalla colonna sonora di Into the wild)


“Quando si perdona, si ama. E quando si ama, la luce di Dio scende su di noi.”

“La felicità è vera solo quando condivisa.”



venerdì 1 febbraio 2008

La ricerca della semplicità

Vivo un conflitto interiore tra il mondo della complessità, di cui faccio parte, e il mondo della semplicità, in cui aspiro entrare. Il mio cuore mi dice che la felicità e la verità dimorano nella semplicità. Anche l’esperienza conferma che tale tesi sia fondata. E tuttavia all’atto pratico continuo ad essere un uomo complicatissimo, il quale in tutti i campi dell’esistenza gioca per accumulo. Accumulo pensieri, parole, libri, film, musiche, riflessioni, affetti, saperi. Ma poi nulla mi procura più sollievo che fermarmi muto e passivo di fronte al tramonto della sera.

mercoledì 30 gennaio 2008

I migliori film del 2007

Ogni classifica è assolutamente personale. E lascia il tempo che trova. Mi sono divertito a stilarne una sui dieci film che mi hanno maggiormente colpito nel 2007. Magari fra tre mesi cambierò idea, aggiungendo un titolo o togliendone un altro. Nel frattempo, ecco i miei magnifici dieci (tra parentesi il nome del regista):

1 Lettere da Iwo Jima (Clint Eastwood)

2 L’arte del sogno (Michel Gondry)

3 Le vite degli altri (Florian Henckel von Donnersmarck)

4 Ratatouille (Brad Bird, Jan Pinkava)

5 Un’altra giovinezza (Francis Ford Coppola)

6 Bobby (Emilio Estevez)

7 La promessa dell’assassino (David Cronenberg)

8 007 – Casino Royale (Martin Campbell)

9 Inland Empire (David Lynch)

10 Zodiac (David Fincher)

martedì 29 gennaio 2008

Coincidenze

Io non credo alle coincidenze. Forse dipende dalla mia fede, dalla fede in un mondo che non si è creato da solo. Un mondo dove nulla è lì per caso. In venticinque anni mi sono capitate una quantità industriale di quelle che i più chiamano “coincidenze”. Ma le coincidenze non esistono. E’ una questione matematica, se vogliamo. Una coincidenza può essere una coincidenza. Due coincidenze possono essere una coincidenza. Tre coincidenze possono essere una coincidenza. Ma una ventina di coincidenze io comincio a chiamarle segni. Segni di che? A me piace pensare: segni che Dio manda nella mia vita per dirmi qualcosa. Perché Dio parla. Ma essendo un genio incomprensibile non si abbassa soltanto a dirci esplicitamente quel che noi non sappiamo (attraverso i testi sacri, per esempio). No, utilizza le nostre parole e i nostri gesti per dirci quel che dobbiamo sapere. Si serve delle persone che ci circondano per farci recapitare il messaggio. Come un artista d’avanguardia.

L’ultima volta che mi ha parlato? Poche ore fa. Stamattina ero un po’ giù. Banalissimo e consueto breve momento di scoraggiamento. Pensavo al mio futuro. Pensavo alla mia ossessione per la perfezione, al sogno di una vita perfetta. Quella con il lavoro perfetto, la moglie perfetta, i figli perfetti e gli amici perfetti. Quella con la salute tutto l’anno, il governo stabile, i vicini di casa simpatici e i momenti di depressione in soffitta. Poi ho guardato il presente: niente di tutto questo.

Stasera mi collego a internet, e faccio una visita al blog di un amico. E lì trovo una riflessione sulla perfezione. Di più: trovo una citazione tratta da una canzone di Niccolò Fabi. Una canzone che non ho mai sentito e di cui non conoscevo l’esistenza. Una canzone che fa: costruire è sapere rinunciare alla perfezione. Assimilo, ma non vengo colpito più di tanto. Non c’è niente da fare: quando Dio ci parla piano noi non siamo in grado di ascoltarlo, se il nostro orecchio è poco sensibile. Abbiamo bisogno di una seconda scossa. Di una voce più forte. Abbiamo bisogno che la stessa cosa ci venga ripetuta una seconda volta. Esco dal blog. Il mio coinquilino, improvvisamente, si mette ad ascoltare musica nella sua stanza. Non l’aveva mai fatto. Il volume è abbastanza alto perché ascolti la musica. Passa la prima canzone (una ballata rock) Esco da internet. Passa la seconda canzone (un rap). Spengo il computer. Passa la terza canzone e… mi sembra di riconoscere il cantante. E’ italiano, ha una voce delicata. E’ lui, è Niccolo Fabi. Mi fermo, come paralizzato. “No, non è possibile,” penso tra me e me cominciando ad ascoltare le parole di quella canzone. E’ una canzone che non ho mai ascoltato prima. “No, non può essere lei. E’ impossibile,” ripenso mentre sto immobile ad ascoltare, aspettando che il cantante intoni quelle parole. E poi, come una rivelazione, come un lampo, come una freccia al cuore, Niccolò Fabi, dal portatile del mio coinquilino, canta: costruire è sapere rinunciare alla perfezione. La canzone finisce. Io rimango seduto una mezz’oretta a meditare. Qualcuno parlerebbe di coincidenza. Coincidenza di che? Quante probabilità c’erano che si venisse a creare la seguente situazione?

1) Proprio stasera io vado a vedere il blog del mio amico (che non visito da quasi un mese).
2) Lui parla nel suo blog di quello a cui io pensavo stamattina.
3) Lui sceglie, per parlare dell’argomento, il testo di una canzone che io non conosco.
4) Il mio coinquilino, per la prima volta, si mette ad ascoltare musica.
5) Tra le migliaia di canzoni possibili, mette su proprio quella canzone lì…
6) … E lo fa pochi minuti dopo che io avevo letto il testo della canzone su internet.

Ho vissuto talmente tanti episodi di questo genere che potrei scriverne un libro intero. Eppure ogni volta è come la prima volta. Ogni volta rimango lì, immobile, paralizzato. Come potrebbe essere altrimenti? Come vi sentireste voi se Dio vi parlasse? Ho posto una domanda al cielo. Ho ricevuto una risposta. Attraverso un amico lontano mille miglia e un canzone che non avevo mai sentito. Chi ci crede ci creda, chi non ci crede s’arrangi. Accendete la radio mentre mi state leggendo. Magari stanno trasmettendo la canzone di Niccolò Fabi…

lunedì 17 dicembre 2007

In cima al mondo

"E' tutto diverso da qui. Le città , le nuvole, l'aria che respiro."
"Siamo in cima al mondo, amico mio."
"Se ripenso ai sacrifici che abbiamo fatto per arrivare qui..."
"La ricompensa vale tutta la nostra fatica."
"Sognavo di raggiungere la vetta sin da bambino."
"Io ero già stato qui. Diciassette anni fa. Mi sembra sia passata una vita intera."