mercoledì 10 gennaio 2007

Ringraziamenti

Grazie a te che stai leggendo queste righe, chiunque tu sia e ovunque ti trovi.

Grazie a Woody Allen. L’appuntamento annuale con i suoi film è una vecchia e salutare abitudine che ripaga sempre l’attesa.

Grazie al Sole. Mi ha regalato qualche giorno fa uno splendido tramonto. E lo ha fatto gratis!

Grazie a tutti i logorroici ciarlieri (loquaci e prolissi) che mi parlano per ore senza che quello che dicano abbia un senso. Esercitano in me l’arte della pazienza.

Grazie a tutti quelli che rendono possibile il manifestarsi di un sorriso su un qualsiasi volto umano.

Grazie a chi è diverso da me, non è d’accordo con me, e non la pensa come me, perché mi fa ricordare che non esiste un unico punto di vista sulle cose.

Grazie ai punti di vista, e alle cose.

Grazie alla gioia perchè mi rende felice.

Grazie alla sofferenza, perché mi fa ricordare quanto sia bella la gioia.

Grazie ai politici e ai governanti: se non ci fossero, con chi me la prenderei?

Grazie al grigio, perché mi rammenta che non esistono solo il bianco e il nero.

Grazie al mio meraviglioso padiglione auricolare, che stamattina mi ha permesso di ascoltare ancora Il bel Danubio blu di Johann Strauss.

Grazie a chi è nato oggi. Ha reso più bella la vita e più radiosa la mia giornata.

Grazie a chi sta nascendo in questo istante. Sottovoce gli sussurro: Benvenuto!

Grazie a mio padre e a mia madre. 24 anni fa hanno compiuto una scelta. E per questa scelta sarò loro eternamente grato.


martedì 9 gennaio 2007

Le petit prince

Ogni libro che ci ha segnato, lasciando nel cuore una traccia indelebile, è accompagnato dal ricordo del luogo in cui è stato letto la prima volta.
Qualche anno fa mi trovavo a San Giovanni Rotondo, in Calabria. Ero deluso, perché ero andato a porgere i miei omaggi a Padre Pio da Pietralcina, umile frate francescano che visse la sua vita all’insegna della sobrietà e della semplicità, e mi ero ritrovato in una baraonda di turisti e venditori più o meno devoti i quali smerciavano senza ritegno: il portachiavi di Padre Pio, il posacenere di Padre Pio, il boccale di birra di Padre Pio, Padre Pio soprammobile e Padre Pio tascabile! Nemmeno Barbie in molti anni di onorata carriera è arrivata a tanto (e però che ne dite di vendere, anziché “la casa di Barbie”, “il convento di Padre Pio”?). Sdegnato dall’imperante mercificazione della fede, dal fatto che il convento dove il santo aveva vissuto fosse circondato da alberghi a quattro stelle e venditori di statuette, una sera mi rifugiai in camera e decisi di aprire il mio libro da viaggio (porto sempre con me un libro da viaggio).
Si trattava di un piccolo volumetto acquistato qualche settimana prima dal titolo affascinante: “Il piccolo principe”, il cui autore, un certo Antoine de Saint-Exupéry, era a me ignoto.
Lo lessi in due notti e da allora non sono più lo stesso.
Forse il mondo si divide in due categorie: chi ha letto “Il Piccolo principe” e chi non l’ha ancora letto. Non che il libro mi abbia rivelato chissà quali portentose verità, ma le ha semplicemente fatte venire a galla. Le ha rimosse dal profondo anfratto dell’anima in cui si erano rifugiate per anni.
Mi ha ricordato che se una volta divenuti adulti uccidiamo scientemente il bambino che è in noi, soffocandolo e negandogli il diritto a vivere, siamo destinati a una lenta e inconsapevole morte.
Altri libri ho amato e amo di più, ma “Il piccolo principe”, unico nel suo genere e magnifico nella sua sublime semplicità, merita un posto speciale sul mio comodino.

Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di esse se ne ricordano).
(A. De Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

lunedì 8 gennaio 2007

Il pinguino imperatore e la diseducazione civile

Dalle 16.30 alle 18.15 di ieri mi trovavo nel mio habitat naturale, il cinema, per assistere a Happy Feet, film d’animazione diretto da George Miller (il regista australiano della trilogia di Mad Max). Il film narra la storia di un pinguino imperatore, Mambo, che viene emarginato dal gruppo perché non sa cantare, cosa che tutti gli altri pinguini sanno fare sin dalla nascita e che permette loro di trovare l’anima gemella nella stagione degli amori. In compenso Mambo è un ballerino di tip tap formidabile, cosa che viene vista con sdegno e ribrezzo dagli anziani del gruppo. Naturalmente dopo alterne vicende, e dopo un incontro ravvicinato del primo tipo con gli esseri umani, Mambo si riscatterà imponendo le sue virtù e la sua diversità. La morale è semplice: sii te stesso e il mondo prima o poi ti sorriderà. L’idea di trasformare un pinguino (che già di suo indossa il frac) in un novello Fred Astaire e il film in una sorta di musical pinguinesco è notevole. Peccato che l’ambientazione bicromatica (il bianco della neve antartica, il nero dei pinguini) renda ripetitiva l’opera, non sorretta da una sceneggiatura che in alcuni punti vacilla pericolosamente e in altri scivola sul banale (ma d’altra parte ci troviamo sul ghiaccio e quindi scivolare è facile). Nonostante questo, e la sensazione di déjà-vu innescata dalla visione recente del meraviglioso (e live) La marcia dei pinguini, almeno un paio di sequenze (la danza delle orche e la corsa sfrenata di Mambo e compagni inseguiti da una valanga) meritano da sole il prezzo del biglietto. Il momento più alto del film è l’incursione a sorpresa (nel sottofinale) allo zoo, monito contro l’orribile abitudine di noi stupidi umani di rinchiudere in gabbia qualsiasi animale che possa sollecitare la nostra curiosità.

Mi sono dilungato troppo. In effetti, quando ho cominciato a scrivere, non volevo assolutamente parlare del film, e di ciò che era successo dalle 16.30 alle 18.15. Quello di cui voglio veramente parlare è ciò che è successo alle 18.16.
Alzatomi dalla mia postazione di spettatore insieme a mio fratello, mi avviavo verso l’uscita quando ho notato, per terra, una lattina di sprite con tanto di cannuccia, adagiata orizzontalmente con tutto il contenuto riverso attorno a formare un lago scivoloso e maleodorante. Una bambina, notando la lattina buttata per terra, si è rivolta alla madre dicendo (con la classica voce dei bambini piccoli che si rivolgono ai genitori): “Mamma, mamma, guarda che sono stati monelli!”.
Ora, diciamo che l’espressione che io userei per definire questi… monelli, che non hanno avuto nemmeno la decenza di compiere il semplice gesto di gettare la loro lattina nell’apposito cestino, è un tantino più colorita e sboccata.
Potrei giustificare i suddetti monelli riflettendo sul fatto che forse non hanno una “laurea in deposito di contenuti alimentari consumati in cestini per la spazzatura”.
Potrei giustificarli considerando che forse hanno problemi motori, e la lattina è caduta loro dalle mani involontariamente, e non l’hanno potuta raccogliere perché hanno problemi alla schiena e non si possono chinare, e non hanno potuto avvertire il gestore della sala perché sono sordomuti, e non gli hanno potuto scrivere su un foglietto di carta che bisognava raccogliere la lattina perché non sanno scrivere.
Forse, più semplicemente, hanno un Q.I. inferiore a quello dei pinguini che hanno appena visto sullo schermo (non quelli animati che parlano e ballano, ma quelli reali).
La verità, invece, è molto più banale. Questi monelli, di cui il mondo è pieno, sono il frutto sconsiderato di una mancata educazione civile che, evidentemente, né la famiglia né la scuola né la società, hanno saputo loro impartire. La loro diseducazione civile li porta a ignorare le conseguenze che i loro gesti hanno sugli altri, a fregarsene delle regole e del buon senso, a fare quello che gli passa per la testa (suppongo un vuoto d’aria) nel momento in cui passa.
Meno male che ancora ci sono bambine che guardando una lattina riversa per terra hanno il buon senso di dire: “Mamma, mamma, guarda che sono stati monelli!”.
Forse c’è ancora speranza.

domenica 7 gennaio 2007

Parafrasi del Padre Nostro

Ogni singola parola che esce dalla nostra bocca ha un significato e un senso, un peso e una sostanza. Spesso, ed è triste ammetterlo, lasciamo invece che le parole escano fuori distratte e vaghe, non sostenute dal pensiero e portatrici di vacuità e inconsistenza.

Accade poi che pronunciamo alcune frasi meccanicamente, come automi insensibili, senza soffermarci a riflettere su ciò che stiamo dicendo o dimenticandoci in fretta ciò che abbiamo appena detto.

Quante volte, pregando Dio con la preghiera insegnataci da Gesù, il Padre Nostro, lo abbiamo fatto con piena coscienza, soppesando ogni singola parola? Quante volte abbiamo impedito all’abitudine del gesto e della formula di sottrarre alla nostra attenzione l’importanza e la bellezza di quello che stavamo dicendo nell’ampio spazio di una chiesa o nell’intimo dei nostri cuori?

Frate Francesco, servo del Signore, ci ha offerto in dono questa semplice parafrasi del Padre Nostro, affinché possiamo imparare a sentire e a vivere ciò che diciamo, perché la parola è dono prezioso e raro, e non serve a nulla se viene usata per dare fiato alla bocca.

[266] O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.

[267] Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

[268] Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, I’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.

[269] Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,

l’amore di te è perfetto,

la comunione di te è beata,

il godimento di te senza fine.

[270] Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.

[271] Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,

dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.

[272] E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.

[273] Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.

[274] E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

[275] Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.

(Francesco d’Assisi, Fonti Francescane)

sabato 6 gennaio 2007

Empatia spirituale

La vera amicizia non ha nulla a che fare con la quantità del contatto, ma con la sua qualità. I migliori amici non sono (soltanto) quelli che vedi di più ma quelli che sono presenti (nella tua vita) anche quando non li vedi. Potrei passare una settimana intera, 24 ore su 24, con una persona, e non esserle amico, mentre magari non mi vedo col mio miglior amico per un anno e, nonostante questo, conservo la sua amicizia.
L’amico è colui che, quando ti serve aiuto, sei certo che sia disponibile a dartelo. L’amico è colui che, quando vuoi condividere una gioia, sai che è presente per condividerla. Non occorre che io lo veda ogni giorno, perché so che c’è. Non occorre che gli parli continuamente, perché lui sa cosa c’è nel mio cuore, e non ho bisogno di ascoltarlo sempre per capire cosa pensa e sente. Non violo la sua libertà e lui non viola la mia. Non lo costringo alla mia presenza quando non è gradita e lui fa così con me. Condividiamo la vita senza avere il bisogno di appartenere l’uno all’altro, perché sappiamo che la vera amicizia, come il vero amore, non ha nulla a che fare col possesso, ma è un’empatia spirituale.
Rifletto su tutto ciò e lo rammento a me stesso.
A volte una parte di me vorrebbe imprigionare in uno scrigno il cuore degli amici, per poi buttare la chiave e conservarlo per l’eternità. In verità so che anche il mio migliore amico, colui con il quale condivido rivelazioni e pensieri, potrebbe un giorno smettere d’amarmi, o molto più semplicemente stufarsi di me. Le persone cambiano, e questo mutare inarrestabile non può essere fermato. E chi potrà mai dire quali circostanze ci metterà di fronte la vita nel futuro? Ciò che adesso ci unisce potrà in avvenire separarci. Non v’è certezza nel futuro, solo nel presente. Perciò oggi mi tengo stretti gli amici che ho, e ringrazio il Padre che me li ha messi accanto, e preservo la loro amicizia come acqua dissetante nel deserto, ma non ne faccio un tesoro geloso, perché l’amicizia non può essere posseduta.

venerdì 5 gennaio 2007

Skizopolis

Skizopolis, il paese degli schizzati fuori di testa (altrimenti conosciuto come Pianeta Terra)

Il mondo di Skizopolis è stato scosso da una notizia esplosiva! In verità considerando la natura degli abitanti di Skizopolis questa notizia rientra nella consuetudine, e tuttavia il CDSS (Consiglio direttivo del Sistema Solare), riunitosi in mattinata su Giove, ha decretato che il livello di skizopazzia è salito a livelli di guardia. In particolare l'ambasciatore marziano ha constatato come gli schizzatumani non imparino mai dagli errori del passato. Dello stesso avviso il consigliere intergalattico, il ministro per la pace nell'universo e il segretario generale delle Popolazioni Unite di Venere.

Ma ecco la notizia pervenutaci da Skizopolis:

Il regime nordcoreano di Pyongyang ha effettuato un test nucleare in una miniera al confine con la Russia. Reazioni negative da ogni parte del mondo, ma il leader coreano Kim Jong II non ha fatto altro che gioire per la riuscita del test e spiegare con la più assoluta naturalezza che a chiunque oserà contraddire in qualsiasi modo la Corea del Nord verranno gentilmente recapitati a casa missili con testate nucleari.
E' buffo che un paese in cui 1 persona su 3 muore di fame (manco in Africa) e dove la povertà dilaga, spenda milioni di dollari per costruire armi di distruzione di massa. Ma purtroppo gli abitanti di Skizopolis non hanno ancora capito, nonostante precedenti esperienze (leggi Hiroshima e Guerra Fredda) un semplice teorema secondo cui:

Io mi procuro una bomba atomica così faccio il figo della situazione
Tu per paura di un mio attacco ti procuri a tua volta una bomba atomica
Tutti gli altri per non essere da meno si procurano le loro bombe atomiche (se tu ce l'hai perché io no?)

Tu mi dici che il mio comportamento riguardo una certa cosa (tipo dittatura, genocidi, ecc.) non va bene.
Io ti rispondo che se ti azzardi a contraddirmi ti lancio la bomba atomica.
Tu mi dici che non accetti ricatti e che mi sanzionerai in qualche modo.

Io allora distruggo te con una bomba atomica.
Tu ti vendichi e distruggi me con una bomba atomica.
Tutti insieme ci ritroviamo all'obitorio distrutti da una bomba atomica.

E ora, da morti, chi ha ragione e chi torto?
Chi è il più bullo del paese?
E cosa c'è da governare, se il mondo raso al suolo non esiste più?


Questo teorema è comprensibile perfino dai bambini di 3 anni, e da tutte le menti un minimo evolute dell'universo. Purtroppo questo grado pur minimo di evoluzione è sconosciuto alla maggior parte degli abitanti di Skizopolis.

Domandone finale: perché Bush, che sapeva che la Corea del Nord voleva arrivare a questo punto già cinque anni fa, ha permesso che Kim Jong progettasse, costruisse e mettesse a punto le testate nucleari?

Risposta: scusate, ma secondo voi è meglio attaccare un paese dove non c'è alcuna arma di distruzione di massa (e se non c'è non mi può attaccare), ma che è ricco di giacimenti di petrolio da sfruttare, tipo (sparo a caso) l'Iraq, oppure attaccare un paese che potrebbe avere armi di distruzione di massa (e quindi usarle contro di me) ma che non ha niente da offrirmi?

Se non lo sapete, vi svelo che Bush è un alieno!!! Non è nato a Skizopolis, ma viene da un altro pianeta, conosciuto come FURBOPOLIS!


In attesa di altre notizie da Skizopolis, auguro a tutti un'altra serena giornata di inconsapevolezza e schizofrenia.

giovedì 4 gennaio 2007

Perché un blog?

Infinite galassie popolano l'universo.
In ogni galassia brulicano miliardi di stelle.
Verosimilmente attorno ad ogni stella girano pianeti.
In una di queste galassie, la Via Lattea, c’è una stella che si chiama Sole.
Attorno al Sole girano nove pianeti.
Uno di questi pianeti si chiama Terra.
Sulla Terra vivono circa sei miliardi di esseri umani.
Molti di essi navigano in rete.
Molti di quelli che navigano in rete hanno un blog.
Dietro ogni blog c’è una persona che lo scrive.
Dietro ogni persona che lo scrive c’è una storia fatta di ricordi e sogni.
Dietro ogni singolo ricordo e dietro ogni singolo sogno si dipanano i sentieri infiniti delle possibilità umane, l’intero spettro della conoscenza e dei sentimenti.
Dietro uno di quei ricordi, e dietro uno di quei sogni, ci sono io.


E allora, perché un blog? E perché un ricordo e un sogno? E perché la Terra e il sistema solare? E perché le stelle e le galassie? E perché l’universo?
Forse perché tutto è necessario. Forse perché noi facciamo ciò che dobbiamo fare, spinti da mani invisibili che ci guidano. Voci nascoste che ci sussurrano: è l'ora di scrivere un blog!