Mi giro alla mia sinistra. Sono solo. C’è silenzio, e lei non c’è. La sua non è solo un’assenza fisica. E’ lontana, come la mia vista potrebbe essere lontana dall’orizzonte del mare. E’ accaduto qualcosa, qualcosa che io non so spiegare. E’ bastato un attimo, e lei non c’era più, era già distante, era già ricordo. Come una pioggia d’agosto, estemporanea e breve, improvvisa e passeggera. E’ venuta, mi ha rapito, se n’è andata, e io non ci ho capito niente. Chiedo al vento spiegazioni, ma odo solo sibili confusi. Chiedo lumi al silenzio, mio compagno d’infanzia, ma non mi parla. Galleggio nell’incertezza e nella confusione, come un fiocco di neve che non sa se sciogliersi in aria o aspettare il contatto con la terra. Una divina incomprensione prende possesso dei miei sensi. Opporre resistenza è inutile, accettare l’imponderabile è l’unica via. Io amo, io soffro, non comprendo, accetto. Le lancette vanno via, l’afa comprime i miei pensieri, e butto via questo foglio anonimo e questa serata pallida.
lunedì 31 marzo 2008
Sera d'agosto
giovedì 20 marzo 2008
Il rumore e il silenzio
E il silenzio non rispose.
Allora il rumore disse al silenzio: "Taci, mi disturbi."
E il silenzio non rispose.
Stizzito il rumore urlò al silenzio: "Taci, mi disturbi!"
E il silenzio non rispose.
E allora il rumore tacque. E fu pace in tutto il creato.
lunedì 3 marzo 2008
La rottura del cerchio in Caos calmo e Into the wild
venerdì 22 febbraio 2008
Sulla scogliera, a mezzogiorno, mentre il vento parla al cielo d'infinito
Ero una sfera di cristallo, ero roccia
Ero polvere, nuvole, silenzio e tempeste
Ero Proust prima che il tempo si perdesse.
il capolavoro mancato di un genio inesprimibile.
Ero tutto ciò ch’era vero e tutto quanto era possibile.
Sulla battigia del tempo l’onda incide le sue ore.
Sono colpevole di meditata pigrizia e infinita incoscienza
Sono misera parentesi nel grande libro della scienza.
ciò che avrei dovuto essere e l’essere che diventerò.
Sono uno scheletro rivestito di pensieri e giù nel mare m’annienterò.
Sulla battigia del tempo l’onda incide le sue ore.
Sarò ricordato come epico temerario o inguaribile sciocco
Sarò silenzio e sinfonia, vento di maestrale e scirocco.
una vaga e informe idea ospitata da memorie vive
Sarò una traccia invisibile nel cielo, e colui che sull’acqua scrive:
Sulla battigia del tempo l’onda incide le sue ore.
martedì 19 febbraio 2008
Impotenza
martedì 12 febbraio 2008
Che io sappia i leoni non sparano (nemmeno agli agnelli)
giovedì 7 febbraio 2008
La fama logora chi ce l'ha
La fama è un peso che schiaccia chi ha spalle troppo fragili per poterlo sostenere. In quest’epoca pesante di per sé, dove bisognerebbe aspirare alla leggerezza delle farfalle. Liberi di essere quel che siamo. Senza finzioni, senza menzogne, senza telecamere accese. Ma noi siamo da sempre attratti dal mito, come Icaro è attratto dal sole. A questo riguardo, ho scritto un articolo sulla rivista Omero. Argomento: il peso della fama e la distruzione del mito. Attraverso l’analisi di due film: La leggenda di Beowulf e L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford.